Il 6 aprile di quest’anno mi sono laureata. Mi danno abbastanza fastidio le persone che si complimentano con eccessivo entusiasmo per questo traguardo raggiunto, quasi fosse un obiettivo irraggiungibile. Mi considero una ragazza normale che dopo 5 anni di università (ebbene sì, ci ho messo un anno in più del dovuto) si è laureata. Ho semplicemente studiato come hanno fatto tutti i miei compagni che, come me (anzi, molti prima di me!) hanno conquistato l’agognato “pezzo di carta”. Il percorso all’università è stato, anzi, abbastanza in discesa. Quando mia madre si recò presso la segreteria della facoltà di Scienze Politiche per dire che molto probabilmente la figlia diversamente abile l’anno successivo si sarebbe iscritta alla suddetta facoltà, fu accolta con straordinaria disponibilità. Nessun problema, e anzi, fu proprio in quell’occasione che incontrò per caso un Professore che le parlò di un nuovo e interessante corso di laurea, del quale era ideatore e presidente, e le disse che gli sarebbe piaciuto avermi tra gli allievi. Il corso era Scienze Internazionali e Diplomatiche e caso vuole che in quei mesi ad Amnesty International, dove facevo volontariato, avessi incontrato una ragazza che si era iscritta l’anno prima proprio a questo nuovissimo corso. La considerai una “strana” coincidenza, e dopo aver riflettuto sul fatto che una laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche mi avrebbe dato la possibilità di un lavoro che comportasse, come ho da sempre desiderato, un impegno nel sociale (nell’ambito, per esempio, dei diritti umani o della cooperazione con i Paesi in Via di Sviluppo) tentai il test d’ingresso e…..lo passai. E’stato quindi anche grazie alla spinta di quel Professore che mi sono iscritta a questo corso, colpita dal fatto che con poche parole avesse dimostrato non solo disponibilità ad accogliere una studentessa con problemi ma vero e proprio entusiasmo. Quando ho saputo che lo stesso Professore sarebbe stato il presidente della mia seduta di laurea mi sono quasi tranquillizzata e sono stata contenta che sia stato lui a proclamarmi dottoressa con la votazione di 110 e Lode!
L’università di Torino, o almeno Scienze Politiche, ha dei servizi efficientissimi per i diversabili. Io desideravo andare alle lezioni da sola e non più accompagnata da mio padre come al liceo ma temevo non sarebbe stato possibile. Invece per tutti gli anni di università ho avuto a disposizione una persona che mi aspettava davanti all’entrata, dove arrivavo in taxi (ho i buoni taxi del Comune), mi accompagnava in aula e poi mi veniva a riprendere. Prima si è trattato di un obiettore di coscienza, poi si sono avvicendate delle ragazze che facevano le “150 ore”, ossia vengono pagate dall’università per lavorare 150 ore e possono scegliere di assistere i diversamente abili a seconda delle loro esigenze. Per esempio, quando si è trattato di raccogliere il materiale della tesi, ho potuto avvalermi dell’aiuto di alcune ragazze che mi aiutavano ad andare a consultare i libri e fare le fotocopie. Mi ha colpito sapere che l’ultima ragazza che mi ha aiutato contemporaneamente a me dava una mano ad uno studente cieco che aveva bisogno di qualcuno che gli trascrivesse un libro sul pc, in modo da poterlo studiare. Questo per spiegare le innumerevoli opportunità offerte dall’università ai diversamente abili (senza considerare che dopo un determinato grado d’invalidità si è esenti dalle tasse universitarie)!
Prima degli esami mia madre mi accompagnava dal Professore di turno per concordare le modalità d’esame. La maggior parte degli esami li ho dati per iscritto invece che oralmente, modalità certo un po’ penalizzante ma che ho sempre accettato di buon grado….. Considerando che magari una persona con cui non ho rapporti frequenti fa fatica a capirmi (e, soprattutto, ha paura di non capirmi) a causa delle mie difficoltà di linguaggio, preferivo scrivere in modo da poter effettivamente dimostrare ciò che sapevo. Alcuni professori non hanno invece dimostrato la minima paura, optando quindi (con mia grande gioia!) per l’esame orale. Per esempio la Professoressa di Diritto Internazionale quando le ho posto la fatidica domanda mi ha semplicemente risposto che non vedeva perché dovessi fare per iscritto un esame orale quando lei non aveva poi grandi difficoltà a capirmi… Non è un caso che io abbia poi deciso di fare la tesi con lei! (certo, ho avuto la fortuna che la materia mi interessava molto e ho potuto trattare un tema a me molto caro, quello del diritto d’asilo). Mi ha consigliato di preparare una pagina in cui riassumevo i punti chiavi della tesi da distribuire alla Commissione, in modo che tutti i membri potessero seguire più agevolmente la discussione. E’ stato certo un consiglio utilissimo, anche se con mia grande soddisfazione ho scoperto che i due controrelatori avevano attentamente letto l’intera tesi (il cui titolo, per dovere di completezza, era “La tutela del diritto d’asilo nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) dal momento che mi hanno fatto i complimenti (tesi interessante e ben fatta) mi hanno rivolto delle domande molto specifiche, cosa importante per me che non volevo mi fosse regalato nulla.
Devo comunque dire che la quasi totalità dei Professori con cui ho dato esami mi ha accolto benissimo, a parte qualche eccezione che non poteva mancare, dal momento che ho dato 23 esami! Mi ricordo ad esempio un episodio divertentissimo: mi reco con una compagna a farmi registrare un voto sul libretto, il Professore lo apre in una pagina sbagliata e, convinto, lo restituisce alla mia compagna esclamando: “ma non ci sono esami!”. Considerando che ero al quarto anno, l’affermazione era alquanto fuori luogo! (e poi, anche se fosse stato il primo esame, non era forse tenuto a registrarmelo?!!) Quando noi, allibite, gli mostriamo la pagina giusta con, ovviamente, una sfilza di esami, il Professore in questione si mostra quasi…….stupito! in altre, poche, occasioni ho avuto la sensazione (o meglio la quasi certezza) che il Prof mi capisse poco o mi rivolgesse troppe poche domande, ma si è trattato, ripeto, di casi isolati e comunque non gravi.
Infine, due parole sui compagni di corso. Impossibile generalizzare, come dovunque ci sono stati quelli che mi hanno emarginata e quelli che non l’hanno fatto. Dopo sei mesi abbastanza infernali (ero capitata in un gruppetto che m’ignorava completamente), ho conosciuto alcune ragazze con cui sono diventata grande amica. E’ stato anche grazie a loro che mi sono laureata… Spesso non avevo neanche bisogno dell’obiettore perché c’erano loro che mi accompagnavano (una mia grande amica, poveretta, si è fatta per sei mesi cinque piani a piedi ogni giorno per seguire spagnolo perché ero terrorizzata dall’idea di prendere i vecchissimi ascensori di Palazzo Nuovo, una delle sedi dell’università, che sembra si debbano fermare da un momento all’altro!). Non ho mai avuto il problema degli appunti, me li hanno sempre passati, e ho avuto la grande fortuna di avere delle amiche bravissime negli studi che non solo avevano una calligrafia comprensibilissima ma avevano appunti che più completi non si può! (cosa fondamentale per andare bene agli esami!). E non dimentico le pause al bar, le camminate per spostarsi da una sede all’università all’altra, i pranzi sui gradini di Palazzo Nuovo…… sono queste le cose che ora mi mancano, insieme ad alcune di queste amiche che si sono trasferite, purtroppo. Insomma, quegli anni un po’ mi mancano (anche se, a dire la verità, non avrei più voglia di studiare e gli ultimi esami sono proprio stati pesanti da preparare, anche perché non frequentavo più e contemporaneamente ho svolto il servizio civile volontario!), e ribadisco che la laurea è stato un importante traguardo raggiunto dopo cinque anni molto……..normali!
Valeria Carletti
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