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Fri Mar 7

Tradizionale? No, no di certo!

Da mesi non si fa altro che parlare di famiglia tradizionale. Da destra e da sinistra si affannano a spiegarci quanto sia in pericolo, ed è inutile tirar fuori il principio della laicità dello stato, o puntualizzare che una legge che attribuisce qualche diritto alle coppie di fatto non manda in rovina la famiglia tradizionale. D’altra parte si tratta di ovvietà, e ribadirle sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.
C’è un punto però che non mi convince e che riaffiora nella mia testolina ogniqualvolta spuntano alla tv Casini o Mastella e non ho il telecomando a portata di mano per cambiare canale. Ma cosa vuol dire tradizionale? Mi viene da pensare a quelle assurde pubblicità del Mulino Bianco con la famigliola allegra che si sveglia d’ottimo umore (non come la sottoscritta che la mattina è una larva), e, dopo una dolce colazione, inizia il solito tran-tran: la mamma ovviamente dedita al focolare, i figli a scuola, il padre a guadagnare. Ecco, vorrei capire se la famiglia rimane tradizionale se, ad esempio, il padre è disoccupato (il Mulino Bianco non ha previsto quest’ipotesi), o il figlio marina la scuola.
Il fatto è che mi sento coinvolta in prima persona: “tradizionale”, io, non lo sono proprio. Sono disabile e mi faccio decine di concerti, spesso fuori regione (con grande disappunto dell’assistente sociale, che vorrebbe che io impiegassi il mio tempo libero in modo più…tradizionale, per l’appunto). Sono laureata, eppure ho trovato solo un posto di telelavoro perché non se la sono sentita di prendermi in sede, casomai avessi avuto ogni tanto bisogno di un qualche aiuto da parte dei colleghi. Ed allora la domanda da un milione di dollari è questa: se le unioni gay sono “contronatura” (ai posteri l’arduo compito di capire che significa), il giorno che un poveretto normodotato decidesse d’innamorarsi di me, il Cardinale Ruini penserebbe tanto male di noi in quanto famiglia sicuramente atipica?
Mi è stato già spesso rimproverato che frequento pochi disabili: “faresti meno fatica ad incontrare qualcuno che ti apprezzi”. E non importa se poi questo qualcuno ascolta Nek, non conosce Wish you were here e non ha mai letto un libro…l’importante è che sia disabile come me, come impongono società e…tradizione (o ipocrisia?).
Ma non mi preoccupo: si sa, dei gay si può dire di tutto, ma infierire troppo sui disabili non si può. E’ solo che la mia mente contorta non può non pensare che il contrario di “tradizionale” è, in parole povere, “diverso”.

Valeria Carletti   
http://oltreilponte.blogspot.com