Ogni tanto scrivo....

I miei articoli
Fri Mar 7

Di madre in figlia

Sono cresciuta con una nonna che ha vissuto la resistenza, e quando in prima media l’insegnante di musica ci ha chiesto di presentarci cantando una canzone io ho pensato subito a Bella ciao, davanti ai miei compagni che forse si saranno chiesti se per caso non conoscevo canzoni più… recenti. Ripensandoci è stato un bene, all’epoca avevo dei gusti musicali terribili! D’altra parte per me Bella Ciao non era una canzone vecchia, era Bella ciao, punto. Solo un anno prima, l’ultimo anno delle elementari, avevamo cambiato maestra e questa maestra nuova ogni tanto c’insegnava canti di resistenza. Ricordo che erano dei bei momenti, ed in particolare mi è rimasto impresso questo ritornello, che negli anni spesso ho canticchiato tra me e me:

Sebben che siamo donne
paura non abbiamo
per amor dei nostri figli
per amor dei nostri figli
Sebben che siamo donne
paura non abbiamo
per amor dei nostri figli
in lega ci mettiamo
A oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori, e noialtri lavoratori
a oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori vogliam la libertà

Nell’aprile di quest’anno da Torino sono partita alla volta di Modena per prendere parte alla serata di presentazione del progetto “Mondine – di madre in figlia”. Ad un certo punto le Mondine hanno intonato quei versi e mi è venuto quasi da piangere. E’ stato come se tutti questi anni non fossero passati, e unendomi al loro canto mi son sentita parte di un’unica grande storia.
Io però non sono stata una mondina, non ho parenti che lo sono state (anzi, sì: ho scoperto ieri che una mia prozia era mondina…), apparentemente non ho nulla in comune con loro che possa giustificare un legame speciale.
La vita di una mondina, si sa, era durissima. Giornate intere piegate nelle risaie, immerse nell’acqua, spesso maltrattate dal padrone… Eppure si cantava durante il lavoro, e molte sere si ballava coi giovanotti dei paesi vicini.
Oggi, queste ragazze cresciute non sono cambiate. Quella sera, a Modena, non si riusciva a trascinarle nel furgone per riportarle a casa: cantavano, ridevano, chiacchieravano, distribuivano lambrusco e parmigiano…E’ stata una serata divertentissima e forse mi ha aiutato a comprendere meglio il perché del mio attaccamento alla storia delle mondine. Ho realizzato che la vera resistenza non è solo la lotta per i propri diritti. La vera resistenza è sopravvivere ad una vita faticosa, e nel contempo lottare per cambiarla ma conservando sempre la voglia di ridere, cantare, ballare, tirar tardi.
Io ho quasi 30 anni, sono disabile, e per mia fortuna, grazie anche alle mondine e alle loro lotte, posso dare per scontati alcuni diritti che 50 anni fa erano solo un obiettivo lontano (un’altra canzone che ci ha insegnato quella maestra faceva più o meno così: se 8 ore vi sembran poche, provate voi a lavorar…). Ma ho altre cose per cui lottare: contro l’emarginazione, per un lavoro che mi realizzi, per una vita il più possibile “normale”. Vorrei tanto imparare a combattere le mie battaglie alla maniera delle mondine, con coraggio e senza chiudermi in me stessa, conservando sempre la voglia di ridere, di divertirmi, di cantare anche quando le cose si fanno più difficili… Non è facile, ma le mondine, giorno dopo giorno, continuano a testimoniarci che si può fare. Ed è fondamentale per me sentirmi, almeno un po’, loro figlia. Mi sento più forte. Spero di non deluderle!

Valeria Carletti   
http://oltreilponte.blogspot.com