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Fri Mar 7

La follia della vita

Qualche settimana fa ero nel mio locale emiliano preferito, uno dei miei posti del cuore. Ero triste, assillata da brutti pensieri, avevo caldo ed ero nera, perché in quel luogo, almeno, avrei voluto essere serena. Sì avvicina un mio grande amico chitarrista, abbastanza pazzo, mi chiede come va e io gli faccio un piccolo sunto. Lui mi guarda, poi seriamente mi fa “Bè, drogati, no?”. Sono scoppiata a ridere, e ho pensato che decisamente mi aveva tirato su il morale. Se penso ad una cosa bella della mia vita, non posso fare a meno di considerare che spesso sono stata circondata da pazzi e coinvolta in situazioni folli. Se mi soffermassi su tutto quello che non va, credo mi tirerei subito un colpo. Parliamoci chiaro: sono disabile, in questo periodo non sto neanche bene, non ho un ragazzo, al lavoro si comportano come se mi facessero un favore ad inviarmi ogni mattina un compito inutile che m’impegna sì e no 50 minuti…un disastro insomma! Mentre scrivo questo elenco di disgrazie, due folli di nome Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro stanno viaggiando dal Trentino a Roma a piedi. Così, senza motivo. Ogni giorno mandano in rete il video-racconto della tappa. Uno spasso, consigliatissimi gli sketch vicino ai cartelli coi nomi dei vari paesini. Mi hanno tirato su il morale spesso strappandomi una risata, e fatto pensare a quanto devo essere grata a quella che Jacopo Fo chiama la “magia della vita”: i momenti folli, inutili, paradossali che mi han aiutato a sopravvivere. Mi piace raccontarli, li racconterei volentieri anche a chi, guardandomi, gli si legge in faccia che pensa “poverina”. Poverina chi? Poverina forse quel giorno in cui ero seduta nella campagna umbra con la mia migliore amica e un sacchetto pieno di confetti, ne ho preso uno, non ho calcolato le distanze e l’ho buttato direttamente in gola. Da tre anni faccio presente all’amica che si è accasciata sul tavolo ridendo come una pazza mentre io potevo morire. In effetti poi un po’ morta dal ridere lo sono anch’io, e come minimo due o tre volte l’anno rievochiamo divertitissime lo scampato pericolo. O forse quella notte in cui la polizia mi ha fermata. Eravamo un gruppo di giovani alle 5 di mattina davanti alla Malpensa. Che ci facevamo? Semplice, era finito un concerto ed era l’unico “bar” aperto”. Ci fermano ovviamente, passo davanti il mio documento e un poliziotto si affaccia nell’auto e mi fa: “ma io ti conosco, sono amico di tua cugina…” Per mesi mi han preso in giro sostenendo che solo io potevo beccare a 200 km da casa e alle 5 di mattina un poliziotto che mi conosceva!
Ultimamente, passeggiando con amici in centro, ho visto passarmi davanti il mio attore preferito. Mi giro, non lo vedo più, e dopo un breve summit consideriamo che dev’essere entrato nel locale davanti. Entriamo, facciamo un’ispezione e chiediamo anche con nonchalance al cameriere: “scusi ha mica visto passare Luigi Lo Cascio?” “Chiiiii? Fa lui. Alla fine, disperati, apriamo pure la porta del bagno. Nulla, sparito. Non era sparita invece la sensazione che non è del tutto normale andare in giro a chiedere “scusi, c’è Lo Cascio?”. Mi è spiaciuto non trovarlo, ma è stato un momento meraviglioso. Se ti svegli e fai sempre cose normali, e se la tua quotidianità non è del tutto facile e felice, non puoi sopravvivere. A chi pensa “poverina, chissà che triste vita”, sarebbe bellissimo poter rispondere “già, e sono anche un po’fuori di testa. E gran parte dei miei amici anche. E’la mia grande fortuna”.

Valeria Carletti
http://oltreilponte.blogspot.com