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Sat Apr 5

I consigli di Nonna Papera

Forse affidarsi al buon senso e alla sensibilità altrui a volte non basta, o forse sarebbe solo  più facile ed intelligente non prendersela per certe inezie. Ma come si fa? D’altra parte  purtroppo non  ho al momento vicende sentimentali per cui soffrire, devo pur trovare qualcosa per cui star male! Piccolezze, appunto, e di fronte a una generalizzata mancanza di buon senso forse potrei dare io qualche semplice consiglio a chi in questo momento ha un amico disabile, anzi a chi ha un amico e basta, perché sono piccole cose che valgono per tutti, credo. Da piccola, quando leggevo le riviste femminili di mia mamma e mia nonna, mi soffermavo sempre sulla rubrica dei consigli…. mi  perdonate se mi trasformo per un attimo in Nonna Papera, Cristina Parodi o Susanna Agnelli (scegliete voi quella che più vi aggrada!)?
Primo, e più importante forse: non abbiate troppa paura di fare soffrire l’amico. Prendiamo il caso ipotetico che vi innamoriate e andiate a convivere. Per favore, diteglielo.  Forse ci potrà inizialmente rimanere male, ma può essere utile che sappia l’indirizzo della vostra casa nel caso voglia venire a trovarvi. Anche perché, se non è proprio un idiota, lo verrà poi a sapere e allora non soffrirà tanto perché lui è ancora single, quanto perché non gliel’avete detto. Comincerà a pensare che forse non lo considerate un amico, e così via…meglio un po’ di sana invidia.
Secondo, non pensate al suo posto. Se andate in discoteca e il dubbio che lui non si trovi a suo agio in quell’ambiente vi fa desistere dal dirglielo, rischiate di nuovo che lui si crogioli nei dubbi di cui sopra nel caso lo venga a sapere – e lo viene a sapere, è una regola matematica. Se glielo dite, sarà lui a pensare a cosa fare: magari non lo sapete ma balla, o, chissà, non vedeva l’ora di sedersi a un tavolino e ubriacarsi,  o magari vi risponde che no, piuttosto che stare in quel casino preferisce guardare il Dr House. Stessa cosa se fate un viaggio: non sta a voi decidere se può o non può farlo, se lui ha voglia prenderà i provvedimenti necessari, come ad esempio portare con sé qualcuno che lo aiuti.
E quando finalmente siete usciti o partiti, vi prego non chiedetegli ogni cinque minuti se è stanco (o le mille varianti: vuoi sederti? Hai sete? Andiamo troppo veloce?), può darsi che non lo sia affatto e si stia divertendo come voi. Se poi si accascia a terra, allora sì, magari  è utile proporgli di andare a recuperare l’auto. Ma ricordate che il dovere di un amico è quello di essere amico, appunto, e basta. Sennò tanto vale uscire con i genitori.
Infine, se si comporta male, litigateci. E se avete un dolore piccolo o grande che sia,  non ditegli mai “ma tu hai già le tue”. Frase orribile, ognuno ha le sue, e ognuno ha il diritto-dovere di sapere quelle di un amico. E quando avete bisogno di un favore, chiedeteglielo anche se non pensate che lui vi possa aiutare. Chissà, potreste sbagliarvi.
Sono un po’ stufa di essere considerata spesso, in quanto disabile, soggetto bisognoso di aiuto. E questo non vale solo nel campo dell’amicizia, anzi.   Chi mi vuole bene davvero sa di poter contare su di me e sa quanto questo sia fondamentale per me. Avere bisogno d’aiuto non vuol dire non poterne dare e credo, spero, che almeno i miei migliori amici questo lo sappiano bene, Probabilmente lo sapevano anche prima di conoscermi perché è una cosa ovvia, e voglio pensare di averlo, ai loro occhi, confermato il più possibile.

Valeria Carletti
http://oltreilponte.blogspot.com